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Commemorazione di Cesare Barioli

Dettagli
Pubblicato: 10 Settembre 2012
Visite: 5241
Durante il Campionato Italiano che si è svolto a Pisa, c'è stato un momento in cui abbiamo interrotto per qualche momento il gioco per ricordare un nostro socio recentemente scomparso: Cesare Barioli.
Grazie alle parole di Luciano Ghelli, abbiamo rivisto velocemente le tappe iniziali della federazione accompagnate da questo giocatore che più che insegnare il go o il judo è stato un maestro di vita.

Di seguito riporto le parole di Ghelli; chiedo scusa se non sono fedeli perfettamente a quello che è stato detto, ma credo che sia un modo per farle giungere anche a coloro che non hanno potuto essere presenti anche se avrebbero voluto esserlo...




Ricordando Cesare

 

1956 incontro C.B. al Jigoro Kano dove iniziavo a far judo.

 

Lui già cintura nera pluricampione Italiano

Una tecnica da lasciar a bocca aperta.

 

Lo seguo due anni dopo quando lascia il Jigoro Kano, andiamo in giro per palestre come RONIN chiedendo ospitalità in cambio di buon judo.

 

Poi Cesare inventa il BUSEN. Inventa è il termine appropriato, una vecchia balera di viale Zara, diventa con sforzi e sacrifici una palestra di judo, prima senza docce, poi con le docce.

Come? Senza sovvenzioni, senza aiuti se non il lavoro di tutti e i pochi risparmi di Cesare.

 

Inizia l’avventura del judo Educazione che non è ancora per fortuna finita.

 

Dopo aver insegnato all’Accademia del Judo a Roma, la abbandona quando gli alti papaveri della Federazione Italiana gli imposero di formare campioni da medaglia in Nazionale per l’Italia.

 

“Mio padre ha combattuto per l’Italia in guerra, io sono qui per fare judo.”

 

Dimostrò poi al Busen di saper preparare grandi Judoka pur insegnando tecnica e non forza.

 

Poi proseguì nel suo percorso con il judo educazione, studiando a fondo traducendo gli scritti di Jigoro Kano fondatore del judo ma prima grande educatore e professore.

 

Non c’è cosa più grande sotto il Cielo dell’Educazione.

Con essa la virtù di uno viene trasmessa a molti.

La vera educazione accelera il progresso di centinaia di anni.

 

Cesare rimane tutt’oggi il più grande esperto di judo tradizionale probabilmente d’Europa e forse del mondo (nessun giapponese…)

 

Una sua frase che ripeteva sempre era “Dare per crescere e crescere per dare di più”. Facile a dirsi, ma per metterla in atto completamente per tutta la vita bisogna essere dotati di una coerenza assoluta ed essere come lui era: persone speciali nel bene e nel male nel giusto e nello sbagliato.

 

Nel 1969 arriva al Busen Keishiro Abe, e Cesare lo elegge suo maestro.

Da Abe impara e approfondisce il suo judo e comincia a perfezionare il suo Go.

 

Il Busen è stato per 33 anni il tempio del judo tradizionale e la sua cantinetta un ritrovo per tutte le persone di buona volontà che amassero la cultura, l’educazione, il judo e il go.

 

Li, ho imparato a giocare molto tardi per qualsiasi risultato decente ma in tempo per divertirmi e capire cosa potevo dare attraverso il go.

E non sto riferendomi alla mia Presidenza della FIGG per qualche anno o al campionato europeo di Abano, ma a quanto ho fatto più tardi per i ragazzini delle nostre palestre diffondendolo e insegnando Educazione: “ Si gioca senza nessun desiderio di vittoria e nessuna paura di sconfitta”.

Si rispetta l’avversario e si cresce con lui.

Come nei primi anni di vita, prima che a scuola e altri educatori istituzionali ci rovinino per il resto della vita.

 

Io ho imparato il Go grazie a Ramon a Gionata, ai Pedrini, Burlini e tanti altri che mi hanno dato la tecnica, Cesare Barioli mi ha dato il cuore e la voglia di ricercare qualche cosa oltre i joseki, che non ho mai ricordato e non imparerò mai come Cesare.

 

Per trentatré anni il Busen di Cesare Barioli è un’isola felice ove convivono sport, educazione, cultura e amicizia.

 

Cesare nel 2003 fonda l’AISE (associazione italiana sport educazione).

 

“Ci presentiamo come un’associazione atipica: si entra per dare, non per prendere. Che poi alla fine ne nasca un vantaggio, materiale e/o morale, è poco rilevante, in quanto intendiamo dividere questo guadagno con tutti.

 

Proponiamo una rivoluzione che qualcuno auspicava nelle istituzioni e noi invece nell’educazione, nella formazione di un essere umano nuovo che si darà istituzioni a suo livello.”

 

Sono orgoglioso di esserne stato il Presidente per quattro anni e di aver contribuito con Cesare a diffondere la nostra idea del judo e del go in tutte le palestre affiliate in tutta Italia.

 

Ramon, che ringrazio, è stato d’aiuto e presente con qualcun altro, in alcune fasi di questo percorso e forse per chi è interessato potrà spiegare cosa s’intende per Go educazione dalle nostre parti.

 

AISE oggi, grazie all’enorme lavoro volontario delle sue ragazze e ragazzi e alla testardaggine di Cesare Barioli, è una delle realtà più vivo nel campo dei disabili, del judo tradizionale e nel suo concetto Educativo.

 

Posso sicuramente dire orgogliosamente che siamo riusciti (Cesare e noi) a porci all’attenzione del mondo didattico in Italia e del mondo del Judo tradizionale in Europa e in Giappone.

 

La Federazione Italiana Judo? Si sono presentati mal graditi al funerale di Cesare.

In tutti questi anni ci hanno palesemente mal sopportati; non costruivamo campioni per i tre gradini del podio, non portavamo voti, non portavamo soldi, dunque cosa diavolo centravamo con il vero Sport Olimpico e professionistico!!

 

Con L’AISE Cesare, ha organizzato stage estivi per bambini, disabili, adulti, durante i mesi estivi. Ha invitato ragazzi di tutti i paesi a stage culturali di archeologia, chimica e naturalmente judo. AISE ha pagato per chi non poteva.

 

Durante gli stage si praticava regolarmente il go. Personalmente l’ho seguito per molti stage.

 

Tutto ciò SENZA SCOPO DI LUCRO.

 

Da quando lo conosco, Cesare non si è mai tenuto in tasca più di quanto gli servisse (molto poco garantisco) per vivere una vita modesta.

 

Quello che entrava al Busen serviva a migliorare le docce, a fare un tatami a regola d’arte, a regalare un kimono a chi non aveva i soldi per comprarselo.

 

In Aise è la stessa musica, nessuno prende una lira.

 

Non un giorno di ferie (mi chiedeva perché mai andassi in vacanza).

 

Non un giorno di festa (sabato e domenica in giro per l’Italia ad insegnare judo e a tenere conferenze sull’Educazione).

 

Non un’incertezza a battersi per formare ragazzi migliori, sino all’ultimo mi diceva: “Luciano devi aiutarmi ad EDUCARE L’EDUCATORE: l’etica del guerriero: l’uomo ha diritto all’azione ma non ai sui frutti”.

 

Poiché questo è il vero problema, questo è la chiave per un mondo migliore.

 

Cesare Barioli ha lasciato molti scritti, libri sul judo e non solo: “Corpo mente e cuore”, scritto a due maini con Marcello Bernardi (uno dei più grandi e rivoluzionari pediatri degli ultimi anni).

 

Marcello veniva regolarmente a far judo con noi al Busen ed a bere il Barbera di Don Rosso in cantinetta.

 

Ha lasciato racconti e poesie, conferenze, che non possono e non devono andare perse o dimenticate, ma devono formare una opportunità di studio per i giovani judoisti e no.

 

Penso ad una fondazione o qualcosa di simile.

 

Prima di concludere, nel ringraziare Maurizio per avermi chiesto di parlare di Cesare e voi tutti per avermi ascoltato, permettetemi di proporvi un tema per le vostre riunioni: Il go per i più deboli.

 

Un manipolo fra voi si occuperà nel 2013 con tutte le forze di esplorare la possibilità di far migliorare: Bambini ammalati (mentali, fisici, caratteriali)

Anziani soli

Persone con i primi sintomi di Alzheimer (sicuri che giocando a go non possano ritardare gli effetti della malattia, parlatene con i medici!).

 

La smetto, ma, quel manipolo di voi dovrebbe essere composto da mediocri giocatori (i campioni e gli aspiranti seguiranno un altro percorso) che abbiano forte spirito e volontà e adottino l’etica del guerriero: L’uomo ha diritto all’azione ma non ai suoi frutti.

 

Vi lascio con una poesia di Cesare che abbiamo letto il giorno nel quale ha lasciato il suo tatami per tornare a far judo nell’universo.

 

Il testamento di Cesare Barioli

16/7/2012

 

Non voglio togliermi il judogi!

Non spogliatemi

Per coprirmi di fiori!

Sarà bello

L’ultimo pensiero.

Sarete voi, chini sul mio corpo

L’ultima immagine. E poi

Colonne di nuvole dell’eternità

E la coscienza che si spegne

Volgendosi indietro.

Ma io sarò nei fiori, nei cieli,

nei mari, nelle rocce,

dove già erano i miei fratelli,

sarò nelle carezze, nelle grida,

nelle bombe, nelle veglie,

nei desideri d’amore.

 

Maggiormente sarò nella tua solitudine,

sorriderò tra le lacrime della tua fierezza,

brucerò un poco, per scaldarti, ogni mattina.

 

Solo la vita ci separa: dopo,

nella terra, saremo sempre insieme

 

 

 

 

 

Luciano Ghelli
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